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Polternight

Sesta tappa della Scalata al Wolfstar, prompt Pix - da me riadattato in Peeves, nome originale del personaggio.
Come al solito il prompt non ha uno spazio quantitativo importante, all'interno della fic, ma ne è il motore sia a livello di ideazione - tutto è partito dall'idea dell'interazione tra Peeves e Sirius - che di trama, perché tutto capita a causa del Poltergeist.
Una precisazione sul titolo, che è appunto un gioco di parole tra poltergeist e night. La parola poltergeist infatti è composta da due parole, "geist", spirito, e "poltern", bussare o più in generale rumore.
E speriamo bene.



 
Polternight


Sirius cercò di non fare assolutamente rumore, mentre si muoveva circospetto nel corridoio in penombra. Sapeva di stare correndo un grosso rischio e se l'avessero trovato in giro a quell'ora avrebbe passato un vero guaio. Ma James era uscito con il Mantello per vedere Lily e lui non poteva proprio più aspettare. Ne andava della sua sanità mentale, oltre che di quella del piccolo Sirius.

Negli ultimi giorni rimanere da solo con Remus era stato uno strazio. Non che la sua compagnia fosse diventata improvvisamente spiacevole, né che baciarlo si fosse trasformato in un passatempo meno interessante di prima. Era soltanto che non ne poteva più di tutto quel prendere tempo e tergiversare. Dopo aver passato settimane a pomiciare e poi a toccarsi l'uno con l'altro, Sirius aveva in mente una cosa sola, ed era andare fino in fondo.
Soltanto che, se nei suoi sporadici e acerbi esperimenti con il gentil sesso, Sirius era sembrato possedere una naturale predisposizione per la materia, era altrettanto vero che in quel caso la situazione era diversa. Insomma, non sapeva bene come si facesse con un altro maschio. Cioè, sì, aveva un'idea teorica della dinamica del fatto, e di cosa dovesse andare dove, quel che non gli era chiaro precisamente era il come.
Se fosse stato per lui, assecondando la naturale inclinazione del suo carattere, si sarebbe buttato, ci avrebbe provato e basta. A tentoni, insomma, come faceva più o meno qualunque cosa. Però Remus non era lui, prendeva tutte le cose sul serio, era coscienzioso e naturalmente Sirius sapeva benissimo che quello lo metteva in ansia. Non l'aveva mai fatto nemmeno con le ragazze, e poi erano loro due e probabilmente sarebbe stato strano. Insomma, non pensava proprio che Remus avrebbe semplicemente fatto un tentativo alla cieca, e poi non gli era sembrato minimamente intenzionato a farlo. Proprio la sera prima, mentre erano stravaccati sul vecchio materasso della Stamberga dopo essersi rotolati e baciati per un paio d'ore, dopo che tutti e due si erano toccati a vicenda finché non erano venuti, e si accarezzavano pigramente già mezzi addormentati, lui aveva pensato a un modo per tastare il terreno.
Mh, eh, wow,” aveva biascicato, senza sapere bene come entrare in argomento.
Remus aveva ridacchiato.
Qualcosa del genere,” aveva commentato divertito.
Era per dire che mi piace,” era stata la sua precisazione, quando si era reso conto di aver emesso solo suoni inintelligibili.
Avevo intuito. Anche a me.”
Sirius aveva sospirato, incerto.
Lo farei tutto il tempo,” aveva aggiunto. Magari così Remus avrebbe intuito che siccome la pratica lo affascinava tanto sarebbe stato bene spingerla oltre. Dopotutto era lui, quello intelligente e intuitivo.
Remus aveva ridacchiato di nuovo.
Non l'avrei mai pensato, Pad,” aveva commentato, scherzoso.
Sì e poi,” aveva continuato a blaterare lui, scervellandosi, “cioè, è proprio... Cioè si possono fare un sacco di cose,” aveva farfugliato, incerto.
Remus non aveva risposto per qualche secondo. Sirius l'aveva sentito irrigidirsi, prima di ridacchiare nervosamente.
Si possono sempre fare un sacco di cose, una volta che si conosce la materia,” aveva commentato, ironico. “E' per questo che negli altri campi, sai, la gente studia.”
Sirius l'aveva preso per un velato invito a documentarsi. Come sempre, Remus preferiva sapere quello che stava facendo prima di farlo. Dopotutto, aveva un senso. Se anche si fossero lanciati alla cieca, e poi non avesse funzionato, e insomma, qualcosa fosse andato storto e avesse fatto brutta figura... Sirius non faceva mai brutta figura. Lui era Sirius Black ed era inammissibile la sola idea che facesse brutta figura, e si sarebbe ucciso per la vergogna.
Ed eccolo lì, alle due di notte, intrufolatosi nel dormitorio del settimo anno di Ravenclaw, dopo aver imbroccato per un puro colpo di fortuna la terza domanda dell'aquila che troneggiava sulla porta e che aveva fatto qualche storia per farlo passare dopo ben due errori, riconoscendo che non era una studente della Casa; ma Sirius aveva giurato e spergiurato che non aveva affatto cattive intenzioni e che era stato invitato da un amico per fare uno spuntino notturno. Dopotutto i maschi non potevano comunque arrivare ai dormitori delle femmine, perciò non c'erano pericoli in quel senso.
Sirius non aveva mai fatto scherzi particolarmente malvagi ai Ravenclaw. Non si era mai introdotto furtivamente nei loro dormitori per perpetrare crudeli atti di scherno, com'era successo invece a Slytherin, perciò alla fin fine, dopo una lunga insistenza e una serie di preghiere, di esortazioni e di proclami conditi dalla sua più riuscita e toccante espressione di beata innocenza, era riuscito ad entrare e raggiungere la sala comune di Ravenclaw.
Aveva pianificato la cosa nei dettagli. Insomma, una volta preso atto di dover accumulare qualche conoscenza ulteriore sulla materia, si era reso conto che non poteva certo andarsene in giro a destra e a manca domandando alla gente se sapeva come funzionasse il sesso tra maschi. Nemmeno per idea. La sua reputazione sarebbe stata irrimediabilmente compromessa e tutta la scuola l'avrebbe angariato per il resto della sua vita. Non avrebbe mai più potuto attraversare i corridoi a testa alta, si sarebbe dovuto nascondere a vita per la vergogna e via dicendo.
Per questo, dopo qualche momento di panico, aveva pensato a Jack Carson.
Carson era uno studente di Ravenclaw del settimo anno, invero piuttosto brillante, che era passato attraverso il fosco e deprimente iter da lui immaginato dopo essere stato visto lungo il lago in atteggiamenti inequivocabili con un altro maschio, Olborn, di Hufflepuff. A quanto pareva i due si stavano baciando, un paio di altri studenti li avevano visti e la notizia aveva fatto il giro di Hogwarts in meno di un'ora.
Tutto questo era successo due anni prima. Per mesi il povero Carson era stato sfottuto nei peggiori modi possibili. Sirius ricordava benissimo le facce dei suoi compagni Griffyndor del settimo anno, che fingevano conati di vomito e parlavano con voce femminile, sculettando, ogni volta che lo vedevano passare, e una volta in corridoio due Slytherin l'avevano aggredito. Dumbledore era intervenuto punendoli severamente e poi aveva fatto un discorso all'intera Sala Grande, rimproverando i comportamenti intolleranti e i pregiudizi di cui gli studenti stavano dando mostra. Sebbene il suo discorso maestoso ed appassionato, ricco di benevolenza e di ammonizioni preziose, avesse in buona parte calmato la situazione, Sirius ricordava benissimo l'espressione mortifica e il rossore umiliato del viso di Carson mentre il Preside parlava e tutti gli sguardi si posavano su di lui. Al suo posto si sarebbe ucciso, ma quel ragazzo invece si era comportato con straordinaria compostezza e, nonostante il disagio, aveva ripreso a cenare con calma subito dopo l'arringa, schivo e dignitoso. A quanto ne sapeva lui, comunque, Carson aveva negato tutto, ma la nomea di finocchio non gli s'era più levata di dosso.
Ricordava di averne riso anche lui, come tutti. Tutti tranne Remus, e Sirius sospettava che il fatto di condividere le sue inclinazioni non fosse stato un motivo decisivo della sua mancata ilarità, sempre che all'epoca Remus ne fosse già consapevole.
Remus era un licantropo, e sapeva benissimo cosa fossero i pregiudizi. Non lo facevano ridere, in nessun caso.
Lui lo stimava anche per questo.
Comunque, pensando a Carson aveva realizzato ancor più palesemente la necessità di mantenere il più stretto riserbo sull'argomento, ma non solo: si era ricordato di una voce che era circolata l'anno prima, e che a differenza di molte altre sembrava avere basi fondate. I compagni di dormitorio di Carson avevano trovato, tra le sue cose, alcune riviste e certi libri inequivocabili. Insomma, cose porno per omosessuali, e forse anche qualche volume. Sirius si era detto che magari poteva cavarne qualcosa. Magari c'erano degli opuscoli, qualche fonte possibile di informazioni. Dopotutto Carson era un Ravenclaw, un cranio, un teoreta.
Si era rassicurato sulla sua assenza a scuola e aveva verificato che nessuno della sua camerata fosse rimasto ad Hogwarts per le vacanze di Natale. Una volta appurato questo dettaglio con certezza, aveva deciso di agire immediatamente. Il fatto che James si fosse preso il mantello l'aveva fatto tentennare, ma alla fine si era detto che ce l'avrebbe fatta ugualmente, in fondo era pur sempre un Marauder.
Ed eccolo a zampettare tra le camerate in silenzio, inudibile, cauto. Scartò per ragioni ovvie le prima due porte, di cui conosceva gli occupanti, tese l'orecchio contro la terza, da cui proveniva un leggero russare, e oltrepassò anche quella. Dalla quarta non provenivano rumori, così Sirius la socchiuse e cacciò la testa all'interno.
Lumos,” mormorò debolmente, sollevando la bacchetta.
La camera era vuota, e lui sorrise tra sé.
Per un suo totale colpo di fortuna, il diligente Carson aveva un baule con il cognome inciso sul lato – sua madre e quella di Remus erano amiche, forse – e perciò non gli ci volle molto per individuarla. Con urgenza, sapendo che il Prefetto di Ravenclaw era lì per Natale e che poteva pur sempre fare un giro di controllo, la aprì e frugò velocemente il suo contenuto, cercando di non soffermarsi su niente che non lo riguardasse in prima persona. Carson era un suo coetaneo, non gli aveva mai fatto nulla di male, era un ragazzo gentile e a Sirius dispiaceva un po' rubargli le cose. Ma non poteva certo andarglielo a chiedere: se per caso le storie sulla sua omosessualità fossero state false, allora lui sarebbe stato nella merda.
Le trovò per caso, in fondo al baule, in una sacca di tela. Le riconobbe semplicemente al tatto, attraverso il tessuto: riviste! Tirò fuori l'intero malloppo e gettò nell'apertura un'occhiata rapida, nella luce fioca della bacchetta: erano proprio giornali, e ce n'era una bella pila. Ridacchiando soddisfatto se li cacciò sotto il braccio, richiuse il baule di Carson e sgusciò frettolosamente fuori prima che qualcuno lo scoprisse.
In corridoio tirò il primo sospiro di sollievo, prendendo ad allontanarsi sotto l'occhio sospetto del ritratto: ma avrebbe riportato tutto prima della fine della vacanze e nessuno avrebbe mai scoperto nulla, si ripromise mentre si allontanava.
Black!”
Sentir pronunciare il suo cognome gli fece fare un tale balzo su stesso che per poco non rotolò a terra, col cuore in gola e il gelo lungo la schiena. Poi, voltandosi, dapprima emise uno sbuffo di sollievo e poi aggrottò la fronte, infastidito.
Peeves,” sibilò a denti stretti, guardando storto il Poltergeist che si avvicinava saltellando impazzito, nei suoi abiti sgargianti. “Mi hai fatto prendere un colpo. E piantala con questo baccano della malora!” aggiunse severamente.
Ladro, ladruncolo Black! Black imbroglione, ladruncolo oh-oh!” cantilenava Peeves con quel suo sorrisino maligno, giostrandosi intorno a lui.
Shhh!” sbottò Sirius, puntandogli contro al bacchetta senza sapere che farsene. “Finiscila, non ho il mantello!”
Peeves non sembrò tenere in considerazione quell'informazione, perché gli sbucò dietro la spalla esaminandolo con i tondi occhietti astuti.
Io lo so cosa fai qui! Hai rubato! Hai rubato! Ha ha ha!” continuò, imperterrito. Dopotutto, era abituato a giocare coi Marauders, i più assidui frequentatori dei corridoi durante la notte, e specialmente con Sirius Black. “Cos'hai lì? Cos'hai lì, Black ladroccioso? Voglio vedere cosa sgraffigni,” proseguì ilare.
Sirius per poco non andò giù lungo tirato un'altra volta, quando sentì il prezioso sacco delle riviste quasi sgusciar via dalla sua mano.
Smettila!” esclamò, trattenendo caparbiamente il lato che gli restava tra le dita, mentre Peeves, sempre apparentemente molto eccitato, strattonava l'altro. “Piantala, ci farai scoprire! Peeves!”
E poi capitò. Peeves mollò la presa di scatto, lui rovinò indietro e perse l'equilibrio, andando a schiantarsi contro un'armatura che precipitò giù con un gran clangore, facendo rimbombare i tonfi metallici lungo tutto il corridoio, mentre il Poltergeist sghignazzava allegramente, zigzagando intorno.
Stupido P-Poltergeist,” borbottò Sirius minacciosamente.
Sei tu che non ti reggi in piedi, Black ballerino!” ribatté Peeves, che sembrava aver trovato il tutto molto comico.
Ne riparliamo,” ringhiò Sirius, liberandosi di fretta dei pezzi di armatura che gli erano caduti addosso, nell'intento di scappare precipitosamente.
Non fece in tempo nemmeno ad allontanarsi di qualche passo.
Ti ho beccato, Sirius Black! E adesso te la vedrai con me, ragazzino!”
Sirius serrò la mascella con un accento disperato e digrignò i denti, lanciando un'ultima occhiata in direzione del Poltergeist che, da parte sua, sembrava diviso tra la soddisfazione per aver giocato un brutto tiro e una sorta di vago dispiacere per l'averlo tirato proprio ad uno dei suoi “amici” notturni.
Si voltò con un sospirò e fronteggiò Gazza a testa alta, senza dargli la soddisfazione di vederlo spaventato, o inquieto, o qualunque altra cosa non fosse una sfacciata baldanza.


Proprio così, signor Preside!” ribadiva l'ometto, infervorato. “E' stato Peeves, per fortuna per una volta si è mostrato collaborativo. E Il guardiano alla porta mi ha confermato che si era introdotto a Ravenclaw, signor Preside! E guardi qui! Refurtiva!” scandiva ancora Gazza, sventolando il sacco delle riviste davanti alla cattedra.
Fawkes li osservava con disinteresse, becchettando sementi sul suo elegante trespolo. Sirius rimaneva immobile, col naso per aria e un'espressione di sfida, cercando di mascherare il terrore che lo colmava all'idea di Dumbledore che scopriva in cosa consistesse il suo sfortunato bottino.
Il Preside gli lasciava indugiare addosso un'occhiata severa, quasi delusa, ma non aveva praticamente ancora aperto bocca. Aveva le mani intrecciate davanti a se e l'aria più decorosa che potesse mai avere un mago della sua età a quell'ora del mattino.
E di cosa si tratta, Argus?” domandò infine, senza cessare di scrutare lui con i penetranti e limpidi occhi azzurri.
Sirius si sentì immediatamente impallidire, mentre i muscoli del suo viso si contraevano per il panico. Follemente cercò di tendere le mani, come per evitarsi quell'umiliazione, ma era già troppo tardi e Gazza stava tirando fuori i giornali, che osservò prima con eccitazione e poi con crescente indifferenza.
Riviste di moda, signore,” affermò, vagamente schifato.
Eeeh?” squittì Sirius incredulo, ancora prima di riuscire a ponderare e rallegrarsi dello scampato pericolo.
Dumbledore spalancò appena gli occhi e poi aggrottò la fronte, meditabondo.
Medita una carriera di stilista, signor Black?” domandò a mezza voce, senza sembrare tuttavia divertito.
Stava rubando le proprietà di un compagno di scuola! Signor Preside, ritengo che lei debba...” riprese Gazza, abbandonando i giornali a se stessi.
Preferirei sentire le spiegazioni del ragazzo prima di decidere quel che devo fare, Argus, se non ti dispiace. Dunque, signor Black? Come mai stava rubando dei giornali a un suo compagno di scuola?”
Sirius era ancora perfettamente intontito. Il suo cervello stava lavorando a tutta velocità, ma faticava a ritrovare la logica. Doveva essere successo che i compagni di dormitorio di Carson avessero trovato quelle riviste, per niente adatte ad un maschio, e che per questo le avessero definite compromettenti, e che poi ci avessero ricamato su: ed ecco la storia del porno omosessuale.
Volevo fargli uno scherzo,” buttò lì, vago.
Scorse le sopracciglia di Dumbledore aggrottarsi lievemente, il bagliore nel suo sguardo farsi più duro e le labbra serrarsi lievemente. Se ne dispiacque remotamente, perché il Preside gli aveva sempre dimostrato grande fiducia, specialmente quando non l'aveva espulso dopo lo scherzo a Snape.
Commettendo un furto, signor Black? Questo è diverso da lanciare qualche Caccabomba nei corridoi. È un gesto molto più grave,” continuò assorto, mentre Gazza già sorrideva compiaciuto. E poi eccole lì, le paroline. “Non me lo aspettavo da te, Sirius. Credevo avessimo parlato...”
Dumbledore s'interruppe, non volendo ritornare su argomenti confidenziali davanti al custode, ma la sua voce suonò comunque dolente, lontanamente amareggiata. Sirius chinò la testa e si morse le labbra, invaso da un repentina voglia di spiegare tutto e domandare mille volte scusa. Invece rimase in silenzio, avvilito.
Dovremo stabilire una punizione adeguata, soprattutto considerati i suoi trascorsi. E naturalmente bisognerà informare gli studenti di Ravenclaw di quanto avvenuto...”
Quell'ultima frase sprofondò Sirius nel più genuino terrore. Se i Ravenclaw fossero stati informati, e quindi anche tutti gli altri, forse non Carson, che magari era all'oscuro di quelle ultime dicerie, ma certamente il resto degli studenti avrebbe capito che cosa credeva di trovare. Avrebbe potuto dire che voleva prendere in giro l'altro ragazzo, ma qualcuno avrebbe senz'altro avanzato l'ipotesi che in realtà gli interessassero i maschi nudi – Regulus non vedeva l'ora di spargere voci del genere, poco ma sicuro – e lui sarebbe stato fottuto.
Per favore, no!” gemette, sollevando lo sguardo di scatto con una nota implorante.
Dumbledore lo osservò sorpreso, persino lui quasi stupito da quell'atteggiamento. Nemmeno sotto minaccia delle più tremende punizioni Sirius Black si era mai abbassato a domandare di essere risparmiato, e mai e poi mai con quell'espressione disperata. La sola altra volta in cui l'aveva visto realmente sconvolto, dopo l'episodio di Severus Snape alla Stamberga, quel ragazzo incosciente ma fiero non aveva certo pensato di domandare qualcosa come “per favore, non mi espella”. Era troppo orgoglioso per farlo, e anche troppo onesto.
Gazza sorrideva sempre più apertamente, dominando a stento l'entusiasmo, ma Dumbledore rivolse al giovane un'altra occhiata penetrante, esplorativa, che lo costrinse ad abbassare di nuovo i propri occhi.
Signor Black?” lo richiamò.
Sirius deglutì a fatica.
Mi punisca, signor Preside. Se vuole mi espella. Ma per favore, non lo dica ai Ravenclaw,” ripeté a mezza voce, angosciato.
Dumbledore poggiò nuovamente la mano davanti a sé sulla scrivania, ed annuì pensoso.
Forse, signor Black, potrei valutare quest'ipotesi se lei fosse così gentile da ritornare sulla sua decisione di non spiegare la natura di quest'episodio,” proferì con calma.
Sirius si morse le labbra, con una subitanea voglia di piangere, scoprendosi in trappola. Spiegare al preside la verità era la cosa più terribile che potesse concepire – anche se, per lo meno, dubitava che avrebbe sparso in giro strane voci sul suo conto – e per di più c'era lì anche quello stupido custode. Proprio su di lui, vinto, spostò istintivamente uno sguardo umido e affranto.
Dumbledore lo colse, aggrottò la fronte ampia, realizzando definitivamente che qualcosa di inconsueto si agitava nella testolina scompigliata del più problematico dei suoi Griffyndor, e si schiarì la voce.
Argus, ti ringrazio dell'ottimo lavoro svolto. Ora, se non ti dispiace, vorrei scambiare quattro chiacchiere da solo con il signor Black.”
Gli occhi grigi di Sirius saettarono verso di lui con immediata riconoscenza, mentre quelli del custode, fino ad allora illuminati di luce trionfale, si sgranarono e tutto il suo viso si sciolse nella delusione, come se gli fosse appena stato negato un regalo. Vedendo però l'espressione ferma e risoluta del Preside, non osò protestare.
Sì, Preside,” bofonchiò, senza curarsi di celare la propria contrarietà e un certo risentimento. “Buonanotte,” concluse, prima di uscire scagliando su Sirius un'occhiata che giurava odio.
Calò un silenzio nuovo, più soffice. Il ragazzo rimaneva fermo, impalato, a testa bassa e pugni stretti, e il vecchio lo guardava severamente, nascondendo la benevolenza dietro l'ufficialità del suo rimprovero.
Sirius?” lo chiamò infine. “Dunque?”
Lui si morse ancora le labbra, emise un respiro come un lamento e alla fine sollevò la testa. Come sempre, quand'era alle strette, si risolse a lanciarsi senza più freni.
Non cercavo riviste di moda, Preside. Mi avevano detto che nel baule di Carson c'erano...altre cose,” attaccò, stropicciandosi nervosamente le dita.
Dumbledore si fece più austero, grave,
Che genere di cose?”
Sirius arrossì, suo malgrado. Quella era decisamente la conversazione più assurda della sua vita. Ma poiché ormai c'era dentro, tanto valeva cercare di arrivare prima possibile alla fine.
Cose per...maschi su altri...maschi,” farfugliò vago, stringendosi nelle spalle.
Dumbledore sembrò accigliarsi ulteriormente, come raramente gli aveva visto fare.
Pensa che la punizione che le verrà inflitta sarà meno severa sapendo che intendeva deridere un tuo compagno di scuola per la sua presunta omosessualità?” affermò, quasi secco. “Pensavo che avesse imparato più cose sull'intolleranza in questi anni, signor Black. Sono molto deluso,” terminò, e già la sua voce si faceva meno dura e più malinconica.
Oh no, signore!” si affrettò a ribattere Sirius, scuotendo la testa. “Non è per questo! Io...io volevo...volevo...”
S'impappinò miseramente, in preda a un ferocissimo imbarazzo. Per qualche secondo pensò addirittura di attenersi a quella versione falsa, accettare la punizione e che andasse come doveva andare. Poi sbatté di nuovo in quegli occhi azzurri. Dumbledore avrebbe capito che mentiva. Lo capiva sempre.
Io volevo sapere come funziona, Preside.”
Gli occhi dell'anziano mago si spalancarono più visibilmente, questo volta, mentre la sua mano andava a sfiorare un'estremità della lunga barba e il viso gli si faceva più attento, riempiendosi di piegoline delle rughe per l'attenzione.
Come funziona cosa?”
Questa cosa tra maschi, signore,” gemette Sirius terrorizzato. “Il...ehm...sess-oh Godric.”
Incassò la testa nelle spalle e strizzò gli occhi al colmo della vergogna, desiderando profondamente svanire. Fu perciò con doppia sorpresa che accolse l'evento successivo, già di per sé insolito. Udì una risata chioccia e leggera, antica, musicale: e quando sollevò uno sguardo sbalordito il Preside Dumbledore era lì davanti a lui che ridacchiava di gusto, con una mano davanti alla bocca e l'aria genuinamente divertita.
Lui aspettò in silenzio che terminasse, allibito, immobile e diligente, finché l'altro non si fu calmato.
Siediti, Sirius.”
il ragazzo spalancò la bocca, esterrefatto, e poi si affrettò a sedersi agitando una mano. Di certo Dumbledore aveva dedotto che lui fosse una checca e, anche se era vero che gli piaceva Remus, l'idea lo raggelò.
N-non è che io..!” si affrettò a farfugliare.
Naturalmente, Sirius. È per un tuo amico.”
Quella risposta intrisa di affettata e solenne comprensione ebbe il potere di zittirlo definitivamente. Poi Dumbledore sospirò tra sé, scuotendo la testa assorto.
I tempi cambiano, ma purtroppo certe cose rimangono uguali, e io spesso dimentico che alcuni di voi non hanno la fortuna di avere accanto famiglie che possano comprenderli e aiutarli. Mi ricordi un ragazzo, molto tempo fa. Anche lui non aveva genitori che potessero sostenerlo nella confusione. Solo due fratelli più giovani con i loro problemi.”
Sirius rimase in silenzio, non osando interrompere le elucubrazioni del mago.
Anche lui dovette arrangiarsi da solo,” continuò il Preside. “Anche se non gli venne mai in mente di andare a rubare giornali ad un altro, di questo sono sicuro.” E sorrise misteriosamente.
Cosa fece, allora?” s'informò Sirius a mezza voce.
Quello che poteva, come tutti,” rispose Dumbledore sibillino, alzandosi lentamente per fare il giro intorno alla scrivania, e avvicinandosi infine a Fawkes per carezzare il suo piumaggio lucente, con sguardo lontano. “Si innamorò della persona sbagliata. Non aveva nessun altro, vicino, che lo capisse. O che credeva lo facesse.”
Sirius si sporse appena verso di lui, incuriosito.
Era... un suo amico, signor Preside?”
Dumbledore tacque per qualche secondo, sorridendo alla fenice senza smettere di sfiorarle le piume.
Sì, un amico. Proprio come il tuo.”
Sirius impiegò qualche secondo a realizzare cosa quelle parole significassero realmente, e quando l'ebbe fatto spalancò occhi e bocca, incredulo, e rimase pietrificato ad osservare il mago.
Dumbledore. Dumbledore era...? Impossibile! Qualcuno avrebbe dovuto saperlo, non era pensabile che fosse vero. Doveva aver capito male.
M-ma...” squittì.
Dumbledore tornò a guardarlo, vagamente benevolo.
Se posso permettermi di dare un consiglio personale a un mio studente, Sirius, ti suggerisco di non cercare le risposte tra le pagine. Ci sono ancora cose che non sono scritte nei libri,” riprese col suo tono calmo e autorevole.
Lui annuì basito, con gli occhi ancora sgranati e un'espressione talmente sconvolta che il Preside dovette mascherare un principio di risa schiarendosi la voce.
E-e dove le cerco?” balbettò.
Dumbledore sorrise apertamente.
Suvvia. Sono stato giovane anche io...” Ritornò verso il proprio scranno e si sedette di nuovo, con un'espressione comprensiva e tranquilla. “Cercale nelle pratica. Come fanno tutti, indipendentemente dai gusti.” Sospirò pazientemente, a mo' di chiosa. “E la prossima volta, prima di fare sciocchezze, guardati intorno e chiediti se non c'è proprio nessuno con cui parlare.”
Sirius chinò lo sguardo, storse il naso e si lasciò sfuggire un sorriso imbarazzato.
Mi dispiace aver rubato,” ammise a mezza voce.
Consumerai il tuo dispiacere secondo la punizione che deciderà la Professoressa McGonagall,” ribatté il Preside, imperturbabile. “Se non c'è altro...” terminò, indicandogli gentilmente la porta.
Grazie, Preside,” fece Sirius schiettamente, alzandosi. Si schiarì leggermente la voce, avviandosi alla porta. Sulla soglia, in ultimo, si voltò ancora indietro. “Buonanotte.”
Altrettanto,” rispose il Preside, annuendo. E poi, mentre già lui oltrepassava la porta: “Ah, Sirius... porta i miei saluti al signor Lupin.”
il pureblood si fece violaceo, mortalmente pallido e di nuovo scarlatto nel giro di due secondi.
Sarà fatto,” stridette, giusto prima di chiudersi la porta quasi in faccia con urgenza e di sparire via, scapicollandosi giù per le scale. Che maledetto imbarazzo.
Emise un lungo respiro affannoso, appena riemerso nel corridoio, ma non riuscì davvero ad avere il tempo di rasserenarsi.
Ladro, ladruncolo Black! La...”
Tu, specie di...mostriciattolo!” esplose irritato, agitando le mani per allontanare Peeves da sé. “Per poco non mi rovini! Me la sono cavata per un pelo!”
Black rubacchia e ti sconquacchia! Black! Black!” continuò Peeves allegramente, girellando per aria con entusiasmo. “L'hai scampata, lo sapevo. Guarda guarda, furbarello, il gatto cade sulle zampe!”
Sirius sbuffò con un mezzo sorriso, senza badar più ai suoi starnazzi e alle sue giravolte. Quello stupido Poltergeist sembrava proprio contento di sapere che se l'era cavata, tanto che, a dispetto di tutto, lui dovette per forza abbandonarsi a una risatina mentre s'incamminava verso la torre di Griffyndor.
Che serata.


Dove sei finito, stanotte?”
La domanda di Remus lo colpì a bruciapelo, nonostante se la fosse aspettata da quando s'era alzato dal letto.
Oh, in giro,” blaterò, stringendosi nelle spalle senza alzare lo sguardo dalla pagina.
Era primo pomeriggio e nella sala comune di Griffyndor, bizzarramente, c'erano solo loro quattro e una manciata di altri ragazzi che ripassavano svogliatamente. James era mezzo assopito sul libro e Peter rileggeva alacremente, mordicchiandosi un'unghia.
In giro,” ripeté Remus, atono.
Sirius si strinse nelle spalle.
Tu dormivi,” fece, a mo' di spiegazione.
Remus socchiuse le labbra, facendo per parlare di nuovo, quando la porta della sala si spalancò sulla figura straordinariamente severa e irritata della professoressa McGonagall, particolarmente minacciosa.
Signor Black!” esplose immediatamente la donna, incollerita.
Sirius inghiottì un groppo di ansia, mentre i suoi amici – e tutti gli altri presenti – si voltavano verso di lei con ragionevole panico.
Venga immediatamente con me! Le garantisco che stavolta non la passerà liscia!”
Ma non ha fatto niente...ancora,” provò a mediare James in un mezzo pigolio, accorrendo nonostante la fifa in soccorso dell'amico.
La professoressa gli scoccò un'occhiata micidiale, tanto che lui si ritrasse.
So che questa volta tu non c'entri nulla con la visita del tuo amico ai Ravenclaw del settimo anno, stranamente, e ti consiglio di continuare con questa politica e non immischiarti, Potter,” scandì severamente.
A Ravenclaw?” ripeté Remus, perplesso, mentre già Sirius si alzava precipitosamente in piedi e si slanciava verso la porta. “Che ci sarebbe andato a fare?”
Non starebbe a me dirlo, signor Lupin, ma visto quant'è vergognoso che un mio studente si presti a rivoltanti scherzi omofobi, per una volta non mi asterrò,” affermò lei marziale, prima di gettare su Sirius il più feroce degli sguardi. “Nel mio ufficio, giovanotto.”
Omofobi?” ripeté James, continuando a non capirci niente. “Ma cosa sta dicendo?” aggiunse allibito.
Remus non emise verbo. Si limitò ad assottigliare gli occhi seguendo la scomparsa di Sirius al di là del ritratto, perfettamente immobile, assolutamente impassibile, vagamente omicida e del tutto sconcertato.
Sirius lo ritrovò lì esattamente trentacinque minuti dopo, alla fine dell'eterna e furibonda lavata di capo a cui la Capocasa lo sottopose senza pietà alcuna.
La punizione che gli venne affibbiata fu di rinunciare alle rimanenti gite ad Hogsmeade e di occuparsi di tenere in ordine l'aula di Trasfigurazioni per tutto il resto dell'anno, senza contare i tremendi cinquanta punti che la professoressa, impallidendo e stringendo i denti, tolse seduta stante alla Casa. Sirius si sentì veramente male solo per quell'ultimo fatto perché, quanto ai precedenti, era troppo contento di sapere che Dumbledore non le aveva rivelato il vero motivo per cui lui fosse finito a frugare tra le cose di Carson, per preoccuparsi dei pomeriggi mancati al villaggio o di dover fare le pulizie. Gli dispiacque per la delusione che le stava provocando, ma non se la sentì di dare spiegazioni anche a lei.
Mi dispiace. Sono stato molto stupido,” affermò soltanto, a capo chino.
Sì, Black,” scandì lei, visibilmente alterata. “Lo sei stato senza dubbio.”
Sirius pensò di aggiungere qualche altra cosa, ma l'insegnante aveva già distolto l'attenzione da lui e sfogliava bruscamente il registro, trasmettendogli con chiarezza schiacciante che la conversazione era conclusa e la sua presenza superflua.
Amareggiato, si limitò a mormorare un saluto e a congedarsi a denti stretti. E dire che tutto quel pasticcio era successo soltanto perché lui voleva fare sesso con Remus. Quei deficienti dei suoi amici gli dicevano che era romantico come un Avvincino. Come si sbagliavano! Non conosceva nessun altro che sopportasse disastri simili solo per convolare con l'amato.
Quando ricomparve in sala comune e individuò la sagoma del suddetto, rigidamente seduto vicino al camino, Sirius si domandò se il peggio non dovesse ancora venire.
Prongs e Wormtail non c'erano più. James, infatti, aveva intuito la lavata di capo incombente e aveva strategicamente proposto all'amico di fare una scampagnata nelle cucine per uno spuntino. Si era accorto che stava succedendo qualcosa tra i suoi due migliori amici, anche se non era affatto sicuro di voler sapere cosa, esattamente, e preferiva conservare per il momento una fittizia e beata ignoranza, almeno finché loro non gliene avessero parlato apertamente. Aveva deciso, comunque, di comportarsi come al solito, ovvero di portare al sicuro il “piccolo”, cioè Peter, mentre il suo gemello veniva sottoposto alla strigliata regolamentare dal vigile tutore di tutti loro, cioè Remus. Da un altro punto di vista, detto altrimenti, stabilì di lasciare che i piccioncini se la sbrigassero tra loro.
Sirius, comunque, non lo poteva sapere. Vide solo il licantropo lì seduto, accigliato, fosco, e si preparò alla catastrofe.
Ehilà, Moony,” esordì in un ultimo e speranzoso tentativo di farla franca, sorridendo con innocenza.
Carson,” scandì l'altro, truce.
Sirius sussultò di soprassalto, preso in contropiede.
Eh?” biascicò, allarmato.
Ma, ovviamente, Remus non era scemo. Nel cervello del suo ragazzo, o quel che era, non c'era posto per troppe cose, e i Ravenclaw erano uno degli elementi del mondo esterno che non trovavano spazio nella sua testa vuota. Quando aveva sentito uscire dalla bocca della McGonagall le parole “Ravenclaw del settimo anno” il suo pensiero era corso immediatamente a Jack Carson, quel poveraccio che mezza scuola prendeva per i fondelli da quando era stato etichettato come gay. Conoscendo Sirius e la sua mente contorta, aveva intuito che qualunque fosse stata la ragione per cui apparentemente il pureblood si era introdotto in quella camerata doveva riguardare lui in qualche modo, anche se non riusciva a capire il punto.
Sirius non era tipo da scherzi omofobi. Non lo era neanche prima che succedessero cose tra loro due, perché in genere gli piaceva schierarsi dalla parte dei diversi – se per autentica apertura mentale o per puro gusto della ribellione, lui questo non lo sapeva bene – e a maggior ragione non avrebbe avuto senso che lo fosse adesso. L'avrebbe ancora capito se si fosse trattato di qualcuno degli Slytherin che gli stavano sulle scatole, perché in quel caso Sirius sarebbe stato capace di attaccarsi a qualunque cosa pur di infierire, ma non nel caso di Carson. Erano in classe insieme ad Erbologia, e tranne nel brevissimo periodo immediatamente successivo al caso Carson-Olborn, quando tutti non facevano che prenderlo in giro e Sirius con loro, era sempre stato abbastanza cordiale con Jack. Cordiale tipo “però-non-toccarmi-potresti-contagiarmi”, ma pur sempre cordiale. Adesso, poi, non doveva nemmeno più temere il contagio già ormai avvenuto, perciò Remus non riusciva davvero a capire.
Cosa sei andato a fare nel dormitorio di Jack Carson?” domandò accigliato, più esplicitamente.
Sirius boccheggiò, lasciò sfuggire lo sguardo intorno e si ravviò i capelli.
C'è stato un malinteso,” si affrettò ad affermare. “E' stata tutta colpa di Peeves, comunque,” puntualizzò.
Remus aggrottò la fronte, infastidito.
Non so chi sia peggio tra te e lui,” constatò piatto.
Non aggiunse altro, e Sirius si strofinò le mani, impacciato.
Non si trattava di uno scherzo omofobo,” aggiunse.
Lo spero bene.”
Il silenzio continuava a perseguitarlo e Sirius non sapeva come prenderlo. Aveva sempre odiato la capacità che Remus aveva riuscendo a farlo sentire un totale imbecille senza pronunciare una sola parola. Quando il licantropo gli dava addosso, quanto lo riprendeva bruscamente o gli gettava uno dei suoi arguti e secchi commenti esasperati, Sirius sapeva sempre ribattere perfettamente, con quell'attitudine e quell'interazione tutte malandrine, sviluppate negli anni. Ma quando Remus rimaneva lì a fissarlo, in silenzio, con quello sguardo che non era veramente arrabbiato, né sprezzante, e nemmeno ferito, ma che pareva soltanto insofferente, ebbene, a Sirius non erano bastati sei anni per imparare ad affrontarlo, e dubitava che altri sei, o dodici o trenta avrebbero fatto l'affare.
Senti, c'è...una spiegazione perfettamente logica a tutto,” affermò, portando le mani avanti con un gesto quasi pomposo.
Sto ascoltando, Sirius,” commentò Remus, senza una particolare intonazione.
Sono andato a rubare i giornali porno di Carson, per trarre ispirazione, però Peeves mi ha fatto beccare da Gazza, e alla fine non c'erano nemmeno giornali porno. Tra parentesi, abbiamo la benedizione di Dumbledore.
Poteva veramente dire qualcosa del genere?
Non poteva certo mettersi a farfugliare qualcosa sul fatto di essere andato a rubare in camera di un altro perché non sapeva bene come fare sesso con lui. Per prima cosa, sarebbe stata un'umiliazione abissale per il suo orgoglio maschile, e Sirius non aveva nessuna intenzione di infliggersela. In second'ordine, il Prefetto annidato dentro Remus probabilmente l'avrebbe ucciso per aver commesso un furto.
Lui non era un impedito. Soltanto, non era molto sicuro di come procedere. Non c'era nessun bisogno di trovarlo ridicolo, ma Sirius stesso cominciava a pensare seriamente che lo fosse. Remus, che era notoriamente più intelligente di lui, l'avrebbe considerato un perfetto imbecille, oltre che un ritardato sessuale. Era tutto molto orribile.
Prese un ampio respiro, tergiversando.
So che ti sembrerà assurdo. Ma, prima di giudicare, vorrei che tu... Insomma, avrei restituito tutto,” blaterò enfatico.
Il sopracciglio di Remus si arcuò in modo preoccupante.
Restituito? Intendi dire che sei andato là a rubare?”
...Sì. No!” si affrettò a correggersi Sirius. “Non è come sembra. Voglio dire, persino Dumbledore ha capito la mia posizione ed è stato indulgente quando gli ho spiegato i fatti,” aggiunse, portando quello che reputava un autorevole elemento a suo favore con un mezzo risolino.
Dumbledore tende ad essere indulgente con te un po' troppo spesso, per quanto mi riguarda,” sentenziò Remus asciutto.
Sirius aggrottò la fronte.
Cosa staresti insinuando?” protestò indignato.
Non sto insinuando. È un dato di fatto. Nessun altro sarebbe ancora in questa scuola se avesse fatto quello che hai fatto tu,” illustrò Remus stancamente, muovendo la mano in un cenno vago come per abbandonare l'argomento.
Ma Sirius assottigliò le labbra con fastidio, punto sul vivo. Era, quello, un soggetto di conversazione che andava evitato, e lo sapevano entrambi. La decisione di passare oltre la notte maledetta del quinto anno che aveva quasi distrutto i Marauders – e Snape, in subordine - datava ormai parecchio tempo, ma era un'ombra che restava sui loro trascorsi, qualcosa che era stato messo da parte ma, per forza di cose, non davvero rimosso. Era rimasto a mezz'aria, scivolando talvolta nelle mezze parole di Remus quando s'innervosiva, e che rendeva Sirius spigoloso e lo spingeva sulla difensiva. Tutte le volte che l'argomento veniva toccato anche solo alla larga, non ne scaturiva mai niente di buono.
Perché non dici chiaramente di cosa stai parlando, Moony?” provocò stizzoso.
Perché lo sai perfettamente,” sbuffò lui, rigido. “Lascia perdere,” concluse, scuotendo la testa.
Oh, certo,” concordò Sirius bruscamente. “Lo butti lì come se niente fosse, tanto per girare il coltello e ricordarmi che sono uno stronzo, e poi io devo lasciar perdere.”
Mi auguro che te lo ricordi da solo,” osservò il licantropo, sarcastico. “Possiamo...?”
No, non possiamo,” lo interruppe Sirius contrariato. Forse non era il caso di incaponirsi, ma lui era pur sempre quello che aveva appena confessato di aver commesso un furto a Ravenclaw – per fini non del tutto accademici - ed era anche quello dello stupidissimo scherzo a Snape e l'insieme delle due cose lo stava rendendo vagamente isterico.
Remus appianò la fronte con espressione esasperata, senza emettere verbo per qualche secondo.
D'accordo,” concesse infine. “Allora persisti pure nel comportarti da troll ritardato. Non posso che rammaricarmi di quest'ulteriore occasione che il Preside ha sprecato per farti abbassare la cresta,” sentenziò, la voce che non riusciva a suonare del tutto pacata.
Gli voltò le spalle e fece per piantarlo lì, rigido, infastidito, così incavolato a dispetto dell'aria moderata che a Sirius bastava osservargli la schiena, per rendersi conto che se fosse stato appena un filo meno controllato Remus gli avrebbe ficcato la bacchetta giù per la gola.
E si sentì veramente stupido.
A...spetta,” emise, quasi suo malgrado.
Remus voltò lentamente la testa indietro, la fronte aggrottata, un sopracciglio sollevato con fare interrogativo.
Cosa vuoi?”
Sirius si strinse nelle spalle, impacciato.
Se...ti spiego cosa ci facevo a Ravenclaw, mi giuri solennemente che non riderai?”
Remus strinse pensosamente le labbra, cauto.
Dovrei?”
Devi darmi la tua parola di Marauder,” insistette solennemente Sirius.
Hai cercato di nuovo di uccidere qualcuno?”
La voce di Remus suonò decisamente asciutta e poco amichevole, ma Sirius inghiottì quelle parole senza ribattere, consapevole di essersele meritate almeno un po'. Gli costò una certa fatica, tuttavia, ma prese un respiro profondo e passò oltre.
No,” si limitò a borbottare con una smorfia.
Remus diede un mezzo sospiro.
D'accordo,” concluse. “Parola di Marauder.”
Sirius annuì sollevato.


Quando James e Peter s'incamminarono, traballando per la scorpacciata indecorosa appena ingurgitata, su per le scale verso il loro dormitorio, sentirono Remus sghignazzare così rumorosamente che sembrava sul punto di soffocare.
Il Caposcuola aggrottò la fronte incuriosito, mente Peter boccheggiava alle sue spalle, quindi percorse gli ultimi gradini a balzelli, prima di scaraventarsi in camera con aria interessata.
Remus, stravaccato sul letto di Sirius, se la rideva della grossa. Sirius, invece, se ne stava in un angoletto del materasso con aria estremamente risentita, vagamente rossiccio, ed agitava le mani con foga.
Avevi dato la tua parola, Moony!” ripeteva avvilito, con sfumature d'indignazione.
Che sta succedendo?” s'informò James angelicamente.
Remus ha infranto la sua parola di Marauder!” belò Sirius agguerrito.
James esitò per un nanosecondo: l'onore era cosa molto importante, tra Messeri. Ma dopotutto la prima regola dei Marauders era che non ci sono regole che non possano essere infrante, senza contare che se a farlo era stato Remus aveva sicuramente delle buone ragioni.
E' fatta anche per quello,” commentò dunque, scrollando le spalle. “E poi?”
Sirius, sgranò gli occhi, scandalizzato, ma Remus non gli diede tempo di protestare ulteriormente.
Sirius è caduto in un eccesso di accademismo,” ridacchiò, ancora palesemente esilarato.
Mmh?” emise Peter perplesso.
Stiamo parlando dello stesso Sirius?” borbottò James scettico.
Non è affatto...” mugugnò il diretto interessato.
Oh, sì. Lui...” iniziò Remus deliziato.
Moony!” lo interruppe il pureblood impallidendo.
...Ha interpretato molto male il mio esempio. Certe volte, la pratica è meglio dei libri.”
E l'ulteriore lamentela di Sirius morì nel vuoto senza lasciare mai le sue labbra, zittita dall'occhiata intensa e divertita di Remus. Distolse lo sguardo con fare molto paziente, sbuffando signorilmente tra sé, cercando disperatamente di trattenere il sorriso che proprio non ne voleva sapere di smettere di stirargli gli angoli delle labbra.

 

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