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Scalata al Wolfstar, quarta tappa, prompt Mappa del Malandrino.

Questa scenetta non ha né capo né coda. Si potrà anche supporre che in realtà non sia così incentrata sulla Mappa, e a ragione. Però dice qualcosa sulla Mappa di cui sono profondamente convinta, e inoltre tutta la fic è nata intorno a quelle frasi che ne parlano, sviluppandosi come una matriosca, perciò in un certo senso la Mappa ne è davvero, materialmente, l'elemento centrale.
Spero vada bene, e spero non vi annoi.

 

 

 

Scemenze

  

Penso che Molly voglia uccidermi.”
A quelle parole Remus sorrise tra sé, sarcastico, senza nemmeno sollevare gli occhi dalla pergamena su cui stava scrivendo – ne riempiva a bizzeffe, da quando era rinato l'Ordine della Fenice, e Sirius adorava star lì a guardarlo lavorare, nel salotto della vecchia casa, importunandolo di tanto in tanto con chiacchiere futili e punzecchiature che Remus mostrava di mal sopportare ma cui in realtà non si sottraeva mai, e sapevano entrambi benissimo perché. Perché erano loro due, tutto lì.
A giudicare dalla sua faccia in quel momento, Sirius dedusse che non doveva essere del tutto sfavorevole all'ipotesi di una sua prematura morte per mano della procugina.
Non è che le si possa dare tutti i torti,” osservò infatti il licantropo.
Ma!” protestò Sirius, indignato.
L'altro fece spallucce, posando finalmente la penna d'oca.
Pensa che tu abbia una cattiva influenza sui suoi figli,” gli fece notare, mite.
Ha! Come se Fred e George avessero bisogno della cattiva influenza di qualcuno! Sono quasi peggio di me e James!” commentò Sirius deciso.
Ora non esageriamo, Pad,” borbottò Remus, scettico.
Dico sul serio! Hai presente come se sono andati da Hogwarts?” replicò l'animagus, infervorandosi.
E' stato un po' azzardato...” commentò Remus, incerto.
E' stato fantastico!”
Sì.”
Non darmi ragione solo per farmi stare buono.”
Non lo sto facendo.”
Sì.”
N... Oh, Merlino. Immagino che ci conosciamo semplicemente troppo bene, no?” osservò Remus pensosamente.
Tu ed io? Assolutamente,” confermò Sirius con tono d'ovvietà.
Venticinque anni, a settembre.”
Dobbiamo festeggiare. Magari Voldemort sarà già morto e ci andremo a sbronzare alla Testa di Porco come ai vecchi tempi,” vagheggiò Sirius, sorridendo.
Veramente ai vecchi tempi tu ti andavi a sbronzare alla Testa di Porco,” osservò Remus, asciutto.
Non fare il pignolo, Moony,” ridacchiò Sirius.
Già,” lasciò correre il licantropo, bonario. “Comunque non ti stavo solo dando ragione per farti tacere. Penso davvero che sia stato coraggioso da parte loro. Ma mi dispiace per il loro MAGO,” aggiunse seriamente.
Al diavolo i MAGO,” borbottò Sirius scrollando le spalle. “Sei rimasto il solito secchione.”
Non sono mai stato secchione. È solo che tu e James eravate due totali lavativi,” puntualizzò Remus.
Certo,” commentò Sirius.
Remus lo guardò di sbieco.
Ora sei tu che lo stai facendo,” affermò. “Di darmi ragione.”
E' che non è vero che eravamo lavativi. Ci impegnavamo tantissimo. Prendi l'animagia, o la stesura della Mappa,” rammentò Sirius, sorridendo malinconico.
Remus sbuffò una risatina, appellando un bicchiere in cui versò nemmeno un dito di whisky.
Se aveste messo soltanto un centesimo del tempo e dell'impegno che avete speso per la Mappa per le lezioni, sareste stati i migliori studenti della scuola,” lo schernì blandamente.
Sirius si strinse nelle spalle con modestia.
Non esageriamo,” osservò, con l'aria di essere in realtà completamente d'accordo. Poi sorrise lievemente, con amarezza. “La Mappa del Malandrino è stata il nostro capolavoro. E poi, è soprattutto nata per merito tuo,” ammise, onesto.
Tacquero per qualche secondo, ciascuno rapito da quel lontano ricordo. Libri su libri su libri, Sirius lo ricordava benissimo. La testa di Remus china sulle pagine di spessi volumi di incantesimi di localizzazione, quella arruffata di James che si incuneava tra gli scaffali della biblioteca alla ricerca di chissà quale libro che spiegasse come far parlare da sé una pergamena.
E poi gli vennero in mente altri libri, prima, altre ricerche, altri problemi. Quella volta Remus non c'era e lui e James avevano fatto una fatica tripla – e corso rischi decisamente maggiori. Ad essere del tutto sincero, Sirius riteneva che il vero capolavoro fosse stato riuscire a diventare animagi a nemmeno sedici anni, per quanto la Mappa rimanesse il prodotto concreto, la prova fisica, materiale della giovanile grandezza dei Marauders, il loro testamento spirituale. L'Animagia era stato come se avessero imparato a volare senza scopa, qualcosa che in teoria non erano assolutamente in grado di fare, specie a quell'età. Era stata un'idea che lui e James avevano preso come lo scopo della vita: James per il puro gusto di superare regole e limiti – quella parolina, impossibile, proprio non gli andava giù. Per lui invece era stato legato a Remus. Quasi tutto quello che faceva all'epoca, che ne fosse consapevole o meno, finiva per essere legato a Remus.
Sai, non ci riuscivo veramente a credere,” mormorò il licantropo, assorto.
A cosa?” si riscosse Sirius.
Al fatto che voleste diventare animagi solo per me. Era la cosa più incredibile che qualcuno avesse mai fatto nei miei confronti,” spiegò lui, e Sirius nemmeno si sorprese nel notare che erano finiti a pensare alla stessa cosa. Succedeva spesso, anche se raramente la vedevano negli stessi termini.
Scrollò il capo, lasciandosi invadere da una piacevole soddisfazione.
Ma se quando te l'abbiamo detto ci hai fatto un culo come...”
Perché era pericoloso,” lo interruppe Remus. “Ma in realtà ero felice come un pazzo, sai.”
Sirius si voltò a guardarlo, sorridendo.
Lo so. Lo sapevo anche allora.”
Era stata quella la ragione per cui gli era venuta l'idea, quando ancora non aveva minimamente capito cosa lo legasse a Remus. Era un ricordo dolce, in un certo senso, morbido.
Seduta di fianco a lui c'era la persona per cui aveva fatto più scemenze nella vita. E potendo ne avrebbe fatte ancora, era questa la cosa straordinaria. A più di vent'anni di distanza conservava intatta la stessa, profondissima impulsione a parlare ed agire nell'esclusivo interesse dell'allegria di Remus. Non si poteva nemmeno pensare di spiegarla, una cosa così.
Non vi ho mai nemmeno ringraziati davvero,” aggiunse Remus, meditabondo.
Non ce n'era bisogno.”
Remus ricambiò il suo sorriso.
Lo so. Lo sapevo anche allora,” ripeté.


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