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L'angolo

Primo prompt usato dei settepeccati. Un quadretto d’idilliaca vita bucolica, protagonisti Sirius Black e James Potter immersi nel dolce far nulla.

 

Titolo: L’angolo
Autore:
suni

Fandom: Harry Potter
Personaggio:
Sirius Black
Prompt:
02. Accidia
Rating: G

Conteggio Parole: 2245
Disclaimer: Questi personaggi non mi appartengono, e non ci guadagno nulla a scriverci su.

Note: C’è un po’ di me in questa scena. Un po’ tanto…



L’ANGOLO

 

 

 

“Sai cosa potremmo fare?”

Il tono con cui James parla non è neanche realmente interrogativo; la domanda stessa non è altro che un brontolio distratto, biascicato mentre si gratta la pancia pallida sotto la casacca slabbrata, allungando le gambe oltre il bordo del letto con uno stiracchiamento quasi voluttuoso.

Del resto, Sirius conosce perfettamente la risposta, la medesima da dieci giorni a questa parte. Difatti si limita a sbadigliare, annuendo vagamente; lancia un’occhiata al migliore amico, che annuisce a sua volta senza tuttavia muoversi né aggiungere nulla, quindi si lascia andare all’indietro, atterrando con un tonfo attutito sul cuscino previamente accomodato in terra, sul bordo del tappeto. Si osserva le gambe nude sotto l’orlo dei pantaloni corti svagatamente, prima di sbuffare gettando il capo indietro. I capelli corvini disegnano un arco indolente sulla federa, seguendo il suo lento movimento.

“Potremmo anche mangiare qualcosa,” ipotizza James noncurante, arruffandosi i capelli mentre sfrega la faccia sulla coperta.

“Ho sete,” borbotta Sirius – potrebbe essere un assenso o un’osservazione estemporanea indifferentemente – rotolandosi lentamente per posizionarsi sul fianco, così da non doversi sforzare a storcere il capo per vedere l’amico.

“Allora andiamo,” stabilisce James senza la minima enfasi. Addirittura raccoglie di nuovo le gambe, raggomitolandosi meglio sul materasso.

Sirius sbadiglia di nuovo. Ultimamente, in effetti, non fa quasi nient’altro, intorpidito com’è. È un po’ strano per lui, che passa l’intera sua esistenza ad agitarsi come una trottola, correndo da una parte all’altra ed escogitando le più frenetiche macchinazioni, trascorrere tanto tempo a spalancare la bocca a quella maniera, strofinarsi gli occhi e ciondolare tra la poltrona, il letto e il tappeto. Remus, comunque, dice che si sbadiglia sovente quando si è rilassati, e sicuramente Sirius Black al momento, in barba appunto ai Black, all’eredità e alla sua situazione incerta, è sicuramente un ragazzo rilassato.

Queste sono le prime vere vacanze che fa da anni e anni a questa parte: settimane intere in cui non è tenuto a fare assolutamente nulla, senza un solo dovere, una pur vaga costrizione. Sì, potrebbe fare i compiti delle vacanze ma ci penserà tra qualche giorno – copierà quelli di Remus. Per il resto, nessun impegno nemmeno minimo: neanche il fastidio di dover sorridere ai soci d’affari di suo padre o stare a sentire le lamentele di Walburga, comportarsi in maniera decente con i loro ospiti o sopportare le ritorsioni per gli atteggiamenti ritenuti indecorosi. A casa Potter l’unica cosa che deve fare è nutrirsi a sufficienza per non morire d’inedia.

“Credo che potremmo Appellare una caraffa con del succo,” propone James, in un mormorio roco e disinteressato.

“Fallo,” conferma Sirius socchiudendo gli occhi.

Intravede l’amico, che si fruga addosso, poi allunga la mano alla cieca tastando il comodino e quindi sbuffa contrariato.

“Fallo tu,” borbotta poi, svogliato. “La mia bacchetta è lontana,” aggiunge lamentoso.

“La mia è lì da qualche parte,” replica Sirius, senza muovere un solo muscolo se non quelli indispensabili a parlare, biascicando per non coinvolgere altro che le labbra, e anche quelle il meno possibile.

James sospira rassegnato, come trovandosi di fronte a un ostacolo insormontabile.

“Potremmo anche non bere,” osserva Sirius accomodante, affondando più languidamente la testa nel cuscino. James non risponde neanche, grattandosi lentamente un gomito.

Sirius ha scoperto che gli piace rimanere sdraiato per terra a non fare assolutamente nulla. Le prime settimane dopo il suo arrivo dai Potter sono trascorse in un turbine di corse, risate, rocambolesche imprese nella campagna circostante e un’esagitarsi generalizzato dovuto principalmente al fatto che erano Prongs e Padfoot, per conto loro, in vacanza; quindi niente lezioni, niente insegnanti, niente regole: la degenerazione più totale e libertaria del loro spirito indomabile di Marauders. Hanno chiacchierato così tanto che arrivava a sera con la gola dolorante e la voce arrochita, indolenzito dalla vita all’aria aperta cui non è consueto. Poi, giorno dopo giorno, i loro ritmi si sono stabilizzati in un lento tran tran inoperoso che lui trova inaspettatamente godibile.

Sta soltanto allungato, senza muoversi, pronunciando qualche frase di tanto in tanto. Lì sul tappeto, come adesso, o in qualunque altro posto.

“Allora, andiamo?” lo riscuote pigramente la voce di James.

“Ok,” acconsente lui, sollevando faticosamente la testa.

Sì, perché ogni tanto si spostano.

Soltanto quando vede l’amico rizzarsi effettivamente a sedere con un lamento sommesso, anche Sirius si risolve a puntare i gomiti a terra per fare leva e sollevare la schiena. Rotea la testa, sciogliendo il collo intorpidito, mentre l’altro infila stentatamente i piedi nelle ciabatte da casa, borbottando quando la sinistra gli sfugge e rimbalza a qualche centimetro di distanza. Sirius lo guarda affannarsi tanto per metterla e decide che lui resterà scalzo, per risparmiarsi quel fastidio.

Si alza quando vede James in piedi – non un attimo prima – e nel farlo tende una mano: James la guarda imbambolato per un istante e poi la afferra con leggera riluttanza, dandogli lo slancio necessario a raddrizzarsi e nulla più.

“Un panino al formaggio,” brontola quasi tra sé, avviandosi fuori dalla stanza.

“E il succo,” gli ricorda Sirius, caracollandogli appresso giù per le scale.

In cucina c’è la signora Potter, che sorveglia la cottura della marmellata sfogliando il giornale.

“Bentornati tra i vivi,” li saluta divertita, strofinando le mani nel grembiule. “Il riposino è stato di vostro gradimento?”

James annuisce, con fare sostenuto.

“Dovevamo digerire,” spiega compito.

Sua madre gli lancia una scherzosa occhiata di rimprovero, prima di annuire comprensiva.

“Certo. E poi, essendovi alzati alle undici, era naturale che verso l’una e mezza sentiste il bisogno di stendervi un poco,” commenta, appena vagamente asciutta ma sorridendo condiscendente. Agita la bacchetta e la fiamma sotto il calderone si abbassa, facendo cessare il borbottio della densa confettura sobbollente.

“Possiamo avere delle vettovaglie?” chiede James annusandone l’aroma zuccheroso.

“Jimmy, non fate che mangiare e dormire. il tuo amico si starà annoiando a morte,” osserva la madre con disapprovazione, lanciando un’occhiata a Sirius in cerca di conferme.

Lui sbatte gli occhi quasi incredulo, stringendosi appena nelle spalle, quindi omaggia Mirtle Potter del grazioso, accattivante sorriso grazie a cui praticamente tutti gli adulti sulla terra danno retta a qualunque cosa dica, quindi scuote la testa con fare dimesso.

“Nossignora,” afferma di slancio. “Non mi sto annoiando affatto, ma la ringrazio,” precisa, con un ulteriore allargamento del luminoso sorriso.

La madre di James lo scruta per qualche secondo, scettica, quindi si stringe nella spalle avvicinandosi alla dispensa.

“Va bene,” commenta pratica. “Vi faccio un paio di sandwich,” aggiunge con premura.

James sbuffa soddisfatto e Sirius si abbandona contro lo schienale della poltrona, così da liberare parzialmente le gambe del disturbo di reggere il suo peso.

“Stasera io e tuo padre ceneremo fuori, Jimmy,” afferma poi la madre, spalmando il burro sul pane. “Ma torneremo presto e non voglio trovare due adolescenti ubriachi che vomitano in bagno, siamo intesi?” aggiunge sarcastica.

“Mamma!” protesta James indignato. “E’ stato incidentale!”

Sirius sogghigna tra sé, nascondendo la smorfia nel ravviarsi i capelli con la mano. Qualche sera dopo il suo arrivo i coniugi Potter erano fuori e lui e James hanno festeggiato troppo di lena. Arnold se l’è un po’ presa, trovando sul tavolo il suo whisky di riserva speciale completamente vuoto, ma poi ha raggiunto la moglie al piano di sopra e quando ha visto il loro giovane ospite londinese con la testa infilata nel water è scoppiato a ridere quasi sadicamente, tralasciando persino di sgridare violentemente il figlio che versava in condizioni analoghe.

“Certo, caro,” commenta Mirtle con aria saputa. “Era solo per ricordatelo, non si sa mai.”

Porge a Sirius i due panini avvolti nei fazzoletti mentre James, con aria ancora estremamente oltraggiata, riempie all’orlo una caraffa di succo di zucca.

“Lo terremo a mente, signora,” esclama Sirius con solerzia.

“Noi usciamo,” afferma James solenne, infilando la porta.

Quando Sirius, dopo un ultimo sorriso, lo imita, la luce abbacinante del giorno lo costringe a chiudere gli occhi; inciampa nel gradino, saltella per riprendere l’equilibrio e sbatte addosso all’amico.

“Godric dannatissimo!” protesta lui, che per l’urto si è rovesciato addosso un po’ di succo. “Black, guarda dove metti i piedi,” aggiunge, piegando indietro la gamba nell’allungargli un lieve calcio.

“Non vedo niente. Ma perché c’è tanto sole?” protesta Sirius, sbattendo ripetutamente le palpebre.

“Omaggia la nostra bellezza?” ipotizza James ridacchiando.

Sirius sghignazza, stringendosi nelle spalle. Non ha importanza, tanto nell’angolo non c’è il sole.

L’angolo, come lo chiamano da qualche giorno, è il piccolo paradiso pomeridiano dei Marauders in vacanza. Nell’angolo c’è ombra, perché un alto faggio lo ripara dai raggi solari, regalando una gentile melodia di foglie fruscianti. Nell’angolo fa fresco, perché è situato esattamente accanto alla cantina e il muro lascia trapelare la frescura all’esterno. Nell’angolo però non fa freddo, perché il suddetto muro lo ripara dal vento. Nell’angolo, per finire, c’è una grande, comoda amaca sospesa a mezz’aria.

James ci salta su con un pigro balzo, mentre Sirius si accascia di schianto sull’erba morbida. Entrambi sospirano di sollievo, come se avessero compiuto una marcia di chilometri.

“Passa il sandwich,” esclama James, allungando la mano.

“Molla il succo,” ribatte Sirius, lanciandogli uno dei due involti.

Sbuffa contento una volta effettuato lo scambio, quindi si allunga all’indietro, bevendo una lunga gollata finché il raggiungimento della posizione orizzontale non gli impedisce di ingerire altri liquidi. Allunga il braccio per posare la caraffa in terra e rimane immobile, tutti e quattro gli arti distesi con incuria e lo sguardo perso nel ritaglio di cielo di un azzurro quasi bianco che fa capolino tra le fronde del faggio. L’erba gli solletica il collo e il chiarore del cielo lo costringe a tenere gli occhi quasi chiusi. Nelle orecchie solo il respiro lento di James e qualche verso di animale a distanza, cullato dal fruscio delle foglie.

“Riesci a focalizzarlo?” chiede James a voce bassa, dondolandosi lentamente.

Sirius ridacchia, stirando le gambe con languore.

“Oggi…Storia della Magia,” decide, dopo una breve esitazione.

“Quindi la piuma con inchiostro blu,” commenta James prima di addentare un boccone.

“Sì. Ha…il libro aperto davanti,” aggiunge lui, chiudendo completamente gli occhi per liberare la fantasia, “e quei soliti duecento foglietti scritti fitti.”

“E borbotta,” puntualizza James con voce strascicata. “Borbotta ininterrottamente ripetendo le frasi salienti.”

“Senza smettere mai,” concorda Sirius ridendo sommessamente.

“E le appunta su un nuovo foglio, uno per capitolo,” continua James, soddisfatto.

“Scrive in stampatello, qua e là, cose come questo è importante e ricordatevi questo passaggio,” continua Sirius, prima di sbadigliare di nuovo. 

“E ordina tutto cronologicamente.”

Detto questo James mugugna, ondeggiando per sprofondare meglio nell’amaca, e lui lo sente – anche se sembra impossibile – sogghignare. Fa altrettanto, di riflesso.

“Riesci a immaginare un modo migliore in cui potremmo fare i compiti?” commenta divertito.

“Se Moony non ci fosse, bisognerebbe inventarlo,” concorda James sornione.

Sirius emette un ultimo lungo sospiro, mentre riscende il silenzio. La loro conversazione muore dolcemente senza ragione, com’era iniziata: un’altra delle consuetudini che hanno sviluppato negli ultimi giorni, riducendo il ciarlare continuo a qualcosa di più sporadico. Stanno spesso in silenzio a non fare nulla.

Ma Sirius pensa ancora una volta, mentre respira profondamente studiando il modo in cui il cielo sembra dondolar tra i rami, che davvero non si sta affatto annoiando, come ha detto a Mirtle Potter. Non ha bisogno di stare sempre a blaterare qualcosa con James – potrebbero farlo, comunque: non esauriscono mai gli argomenti di conversazione – e ama il modo in cui il loro silenzio può essere tanto intimo e confortevole. Il fatto è che non hanno la necessità di avere un passatempo avvincente con cui baloccarsi per stare bene quando sono insieme: basta la reciproca presenza, anche silenziosa, anche immobile. Sirius ne è molto orgoglioso, perché questo non gli succede con nessun altro. Di solito è un tipo che si annoia facilmente, che ha bisogno di stimoli continui, ma lì, alla casa gialla dei Potter, può trascorrere pomeriggi interi a oziare ascoltando quel silenzio condiviso.

Si concentra sulla sensazione fresca degli steli d’erba che sfiorano il suo collo, la base delle orecchie. La terra sotto la nuca è compatta, ma soffice. Gli sembra di venirne inglobato come un seme e quasi non si accorge di come le sue palpebre calano, lentamente, fino a far sparire il cielo dalla sua visuale.

“…Mbra un serpente,” lo riscuote la voce assonnata di James.

“Cosa?” gracchia lui sottovoce.

“Il ramo,” strascica l’amico con tono spossato. “Sembra un serpente.”

Sirius sospira inebetito, prima di ridacchiare sottovoce.

“Che ci ha messo tua madre in quel panino? Allucinogeni?”

“Forse lo stavo sognando, sì,” concede James mormorando. “Sai, quelle immagini tra il sonno e la veglia,” aggiunge distratto.

Sirius sussurra un assenso, prima di sospirare contrito.

“Mi passi il succo?” domanda lamentoso.

“Ma è di fianco a te,” obietta James ridendo.

“Non ho voglia di muovere il braccio. Puoi portarmi la caraffa alle labbra?” ribatte Sirius chiudendo nuovamente gli occhi. Sarebbe perfetto se potesse bere senza muoversi, il raggiungimento del traguardo della nullafacenza assoluta.

Si sta crogiolando in quel pensiero inconcludente quando sente d’improvviso il gelo del liquido che gli scivola sul collo, tra i capelli e sul viso, mentre James, in piedi accanto a lui, sghignazza sfacciato. Balza a sedere di scatto con un brivido.

“Piccolo fetente!” esclama, saltando in piedi minaccioso, ma James è già scattato via ridendo. Si lancia correndo al suo seguito, il passo ancora pesante per l’intontimento, mentre si urlano provocazioni e  improperi saltando cespugli di fiori e bassi steccati.

Arnold Potter, intento a curare i suoi pomodori, li guarda passare lungo il limitare del giardino così, correndo tra minacce e spintoni, e sorride.

“Giovani,” borbotta tra sé. “Dove la troveranno tutta questa energia…”

 

 

 


Tags: 7sins
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